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Non contate su di me Stampa PDF

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Avevo chiesto un dibattito sul futuro de La Destra che portasse ad un Congresso Nazionale che decidesse sulla collocazione del partito, e mi è stato risposto che dovevamo attendere il mese di luglio per dibattere un documento che avrebbero predisposto quindici giovani.

Avevo affermato che una cosa del genere avrebbe portato alla fine del partito, e sono stato tacciato di disfattismo.

Oggi, apoditticamente, senza dibattito, senza coinvolgimento di quel che resta di questo partito, che poteva essere un importante strumento ma che è stato ridotto a partitino insignificante e privo di prospettiva, leggo, in alcuni editoriali, scritti dai vertici di questo partito, su un giornale on-line, che bisogna ricreare Alleanza Nazionale e, per non morire democristiani, ci vorrebbe un nuovo Tatarella, un uomo sicuramente intelligente e capace, ma che si autodefiniva un democristiano nel MSI.

Riproporre esperienze dai risultati finali fallimentari è quantomeno inutile. Chi è stato alla riunione di Palermo parla di clima dimesso e depresso: tutti pronti ad attribuire responsabilità esclusivamente al loro sempre osannato presidente che li ha fatti trottare silenti per anni, e gli ha fatto ingoiare, digerire ed assimilare le peggiori giravolte ideali, morali, politiche e storiche.

Dobbiamo dare atto al solo Storace di essersi ribellato prima degli altri, ma sempre in ritardo, e con i risultati che conosciamo. Non una voce di autocritica da parte di questi signori che dimenticano di essere stati per decenni al Governo di questa Nazione e di non essere stati capaci di lasciare un’impronta indelebile di cosa voleva dire aver riportato al governo d’Italia quella minoranza che da sola ha sempre gridato a gran voce, nell’emarginazione, sotto i colpi della repressione, della violenza indiscriminata ed impunita, piangendo i propri figli e fratelli assassinati, imprigionati, esiliati, confinati e perseguitati in tempo di pace e “democrazia”, che per la dignità dell’Italia bisognava ammettere che la guerra era stata persa.

Oggi si vorrebbero riunire per fare cosa? Riscattare la dignità e la sovranità d’Italia, cosa che non hanno voluto fare quando erano al governo?

E chi o cosa può tenere uniti questi personaggi? Qualcuno auspica Tatarella, che, purtroppo per lui, è morto, ma forse dimenticano che l’unico che li ha tenuti uniti con pugno di ferro, trattandoli spesso da servi sciocchi, è ancora vivo. Potrebbero tornare da lui magari chiedendogli scusa per tutte le cose che gli hanno vomitato contro. Altri sognano di mettere le mani sul tesoro che fu del MSI e che, inopinatamente, divenne di AN, costruito con il sudore ed il sangue di tutti coloro che si sono sacrificati per un’idea molto precisa.

C’è da vergognarsi!

Il mondo è cambiato, la politica sta cambiando ma questi pensano ancora a come sistemarsi. Noi riteniamo che una nuova forza sta nascendo ed alcuni di questi potrebbero anche farne parte; serve però una severa autocritica, e l’umiltà di mettersi a disposizione delle grandi idee che possono e devono salvare l’Italia. Ne saranno capaci?

Lo vedremo.

Adriano Tilgher
Roma 20/05/2013

La crisi politica Stampa PDF

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Quando avevo venti anni ero, come la maggior parte delle energie vitali della mia generazione, impegnato politicamente in modo notevole, posso dire che vivevo solo per quello. Il motivo di fondo del mio impegno nasceva dalla considerazione della crisi della società in cui vivevamo e che la crisi era di sistema.

Il sistema partitocratico nato dalla sconfitta militare europea del 1945 era in crisi di rappresentatività, di partecipazione, di potere e noi cercavamo nuove forme che potessero far partecipare i cittadini alla gestione ed alla vita sia politica che economica della Nazione.

Sono anni stupendi durante i quali, a destra come a sinistra, iniziano a elaborarsi nuovi e diversi documenti e proposte politiche; e queste proposte vengono richieste dalla piazza ed elaborate sul campo.

Poi, per reprimere quel grande sogno, che stava addirittura portando, a poco più di venti anni dalla fine del conflitto civile che aveva tragicamente funestato l’Italia, al superamento delle contrapposizioni antifascismo-anticomunismo, “qualcuno” diede vita allo stragismo, alla strategia della tensione, che servì a ricreare gli opposti estremismi e condusse, come via obbligata, al terrorismo.

Fu così che le giovani generazioni più vive e più autentiche furono prima criminalizzate e poi eliminate. Molti persero la vita, tanti passarono lunghi anni in carcere.

I mediocri, quelli che oggi occupano gli spazi della politica, continuarono a proteggersi sotto l’ombra nefasta della partitocrazia, chiedendo pene severe per chi si ribellava ed imparando nel modo peggiore l’arte della corruzione e della concussione, e facendo squallide carriere all’ombra delle segreterie di partiti che tramavano nella costruzione e nello sfruttamento delle ore più buie della nostra storia recente: sono gli anni di piombo.

Poi la sinistra tentò il recupero di quelle risorse: clamorosi i casi di Piperno, Sofri, Negri, Boato, D’Elia, ecc., cui mai è stato chiesto di rinnegare le proprie scelte politiche; la destra invece continuò nell’opera di demonizzazione di coloro che erano stati utili per consentirne la sopravvivenza, tranne qualche sporadico caso che, dopo opportune abiure e rinnegamenti, è servito soprattutto a drenare voti di preferenza. Fini, Alemanno, Gasparri sono stati campioni in materia di sfruttamento ed abiure.

Oggi, dopo oltre quaranta anni, la crisi politica è sempre la stressa, anzi, la malattia, che all’epoca forse sarebbe stata curabile, è diventata incurabile. Il sistema dei partiti sta palesando tutta la sua farraginosità ed antidemocraticità.

Esiste una frattura insanabile tra i partiti e i loro seguaci, da una parte, e la gente, dall’altra, tra la politica ed i partiti, tra la partecipazione e le forme istituzionali. Da quegli anni, che qualcuno ha definito “formidabili”, nessuno è stato capace di proporre cambiamenti radicali che ricreassero il contatto e l’accordo tra la gente e la politica, tra gli elettori e i loro rappresentanti, tra il popolo e le istituzioni.

Lo spettacolo che i partiti ed i loro uomini stanno dando in questi giorni rappresenta veramente la chiusura tombale della stagione dei partiti: Lusi tesoriere della Margherita che si appropria di tredici milioni di euro dei rimborsi elettorali del suo partito; Rutelli, che di quel partito era il segretario, non se ne accorge, come Scaiola non si era accorto che aveva pagato casa metà prezzo; nessuno sa che fine ha fatto il patrimonio di Alleanza Nazionale, dei DS, dell’Italia dei Valori di Di Pietro; la Lega che investe soldi del partito in Africa; ma nessuno si chiede perché dei partiti politici, che dovrebbero essere al servizio dei cittadini, hanno dei patrimoni così ingenti e soprattutto come se li sono procurati.

Personalmente faccio politica da tanti anni e probabilmente sono l’unico, o, nel migliore dei casi, uno dei pochissimi che in politica ci ha rimesso soldi; anche io ho preso il rimborso elettorale per le elezioni europee affrontate con Alternativa Sociale, ma quei soldi non sono stati sufficienti a coprire i debiti contratti dal mio partito.

Come fanno costoro ad accumulare enormi patrimoni, per dipiù  spendendo cifre da capogiro in propaganda, convegni, campagne elettorali? C’è da credere che corruzione e concussione siano gli strumenti attraverso cui si reperiscono fondi per sé stessi e per il partito: sono questi i veri costi della politica.

Vogliamo tagliarli veramente questi costi? Non serve ridurre deputati e senatori o cancellare le provincie, sono i classici pannicelli caldi che tutt’al più riducono la rappresentatività delle minoranze, dobbiamo tagliare alla radice recidendo la fonte prima di questi costi: i partiti politici. Serve una grande riforma istituzionale e costituzionale, che consenta a tutti i cittadini di raccogliersi attorno ad idee condivise  in occasione delle consultazioni elettorali e che li metta in condizione di poter esprimere le proprie scelte sia su base territoriale che in base alle funzioni che svolgono nella vita di ogni giorno, realizzando così una più autentica partecipazione.

Regolamentare le campagne elettorali secondo rigidi protocolli operativi ed economici che determinino la fine del mercimonio dei consensi è un altro elemento di risparmio di risorse che va abbinato all’utilizzo in modo paritetico da parte di tutti i candidati degli strumenti di comunicazione di massa a costo zero.

Ci vuole poco a realizzare una democrazia perfetta senza partiti, basta volerlo e, oggi, gli Italiani sono pronti. Ci libereremmo così in un solo colpo dei Monti, dei Casini, dei Bersani, dei Fini, dei Pisanu…

 Adriano Tilgher

Il futuro che ci aspetta Stampa PDF

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 La situazione economica dell’Italia ci spaventa; l’incapacità a scatti di dignità dei nuovi democristiani al governo ci preoccupa; il neo vecchio Presidente della Repubblica con passato da comunista ci rende inquieti; il buonismo imperante ci angoscia; vedere un ministro di colore che inizia a proporre leggi sulla cittadinanza, che tendono a distruggere il principio di identità in una Nazione come l’Italia, dove la cultura è la principale ricchezza, mi fa poco sperare per il futuro.

La società multirazziale, propria degli USA, nazione senza storia e con scarsa cultura, non può essere imposta all’Italia in particolare ed all’Europa in generale che possiedono un patrimonio culturale inestimabile e storia millenaria.

Sono i paradossi di questo terzo millennio dove i padroni del mondo, quelli che, con il ricatto monetario e l’usura bancaria, tengono soggiogati i popoli, pensano di poter debellare le resistenze culturali delle identità forti per poter finalmente conseguire un ben riconosciuto e riconoscibile potere mondiale.

Guarda caso questo lavorio di demolizione è concentrato in Europa con la complicità di una classe politica imbelle, corrotta e venduta che tutto permette e concede, perché non riesce a liberarsi dal giogo di una guerra perduta 68 anni fa’.

In altre zone del pianeta si lasciano crescere economicamente alcune identità culturali forti: l’India, che, “sputando” addosso al governo che illegittimamente ci rappresentava, si permette di trattarci come dei paria privandoci di due nostri soldati, che hanno soltanto svolto il loro dovere; la Cina, che ci invade con le sue armi preferite, gli uomini che “non muoiono mai” ed i soldi, e contro cui i nostri “coraggiosi e capaci” amministratori e politici si guardano bene dal prendere qualsiasi provvedimento; Israele, cui viene concessa tutta la libertà d’azione possibile per farla da padrone in un territorio, quello arabo, che fino al 1945 non gli apparteneva.

Qualcuno potrebbe dirmi: “Ma che ce ne frega di queste cose se abbiamo i disoccupati, abbiamo la crisi, i giovani non hanno futuro ed abbiamo difficoltà nella scuola, nella sanità ed in tutti i servizi essenziali?”

Ma ci rendiamo conto che quei venduti politicanti da strapazzo che da decenni imperversano contro l’Italia al servizio dei poteri forti e per il loro tornaconto personale ci tengono in questa situazione di disagio per impedire a noi Italiani, ricchi di storia e di cultura, di trovare soluzioni non solo ai nostri guai ma a quelli del mondo intero?

Certo la nostra ripresa avverrebbe a scapito dei padroni del mondo, quelli che gestiscono il potere cartaceo del denaro, delle azioni e dei titoli, quelli cui non interessa né la produzione, né la cultura, né l’etica, né l’estetica se non come elementi di prestigio, potere e denaro, quelli in sostanza che ci stanno schiavizzando con l’usura e fanno del nostro popolo quello che gli pare.

Schiavizzando, sì! Come vogliamo chiamare la nostra supina acquiescenza a sprecare denari, che sosteniamo di non avere per lo stato sociale, ed a sacrificare vite umane nelle guerre che non ci appartengono, anzi talvolta contro i nostri legittimi interessi (Libia…), e prive di qualsiasi significato, in vari scacchieri del mondo, senza avere nessun utile né a livello di prestigio, né di solidarietà internazionale come la farsa, che potrebbe diventare tragedia, dei nostri due marò in India dimostra?

In questo panorama desolante l’unica nota positiva, di enorme importanza, deriva dalla grande voglia di rinnovamento che sta crescendo nel popolo italiano e che lo ha portato a mandare a casa parecchi illustri personaggi della politica.

Il rischio da evitare è che questa svolta epocale, che, nel massimo, durerà ancora un paio di anni, non venga pilotata dai soliti noti che già stanno provando a presentarci delle facce nuove, belle, simpatiche come Letta e Renzi, che i soliti sondaggi addomesticati metteranno in testa al gradimento pubblico, per neutralizzare le spinte partecipatrici e popolari.

Costoro sono al servizio di quei poteri forti e quindi si metteranno alla testa di quell’ibrido amorfo formato dal connubio tra destra e sinistra, privo di qualsiasi prospettiva di risanamento ma solo con l’unico obiettivo di rendere impossibile la nostra difesa e la nostra ripresa.

Come riconoscere le voci discordanti dal coro?

Semplicemente dalle idee e dai comportamenti. Chiunque denuncerà che l’attuale crisi è indotta e non vera, anche se ce la stanno facendo pagare amaramente; chiunque sosterrà che bisogna riacquistare la sovranità monetaria; chiunque proporrà la nazionalizzazione della Banca d’Italia e della BCE; chiunque chiederà la realizzazione di una nazione Europa che nasca dal rispetto dei popoli che la compongono; chiunque vorrà la costituzione di un esercito integrato europeo, svincolato dalla NATO; chiunque cercherà realmente di ricostruire lo stato sociale, ristrutturare il sistema di istruzione, rilanciare la ricerca, risanare la sanità, realizzare una più equa distribuzione delle risorse attraverso un sistema fiscale semplice ed equilibrato, restituire dignità alla politica cancellando i privilegi delle caste, ridare la certezza del diritto attraverso una giustizia rapida e giusta, rendere al lavoro la sua dignità dandogli l’importanza che merita non solo attraverso il compenso ma anche con il coinvolgimento nella gestione, realizzare una reale partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche della nazione: costoro sono a buon diritto difensori del popolo e dei suoi interessi.

Restituire efficienza alla gestione pubblica, colpire pesantemente ogni forma di corruzione e concussione, eliminare tutta la farraginosa burocrazia costruita ad arte per agevolare le mene dei corrotti, avere la volontà ferma di costruire uno Stato che rispetti la volontà popolare ma che abbia come obiettivi la crescita prima etica, poi culturale ed infine economica della Nazione per il benessere del popolo, sono parole d’ordine semplici ma che richiedono una dirittura morale d’altri tempi cui abbiamo il dovere di tendere.

L’Italia ne ha necessità, l’Europa ne ha bisogno, il mondo la chiede.

Adriano Tilgher
Roma 12/05/13  

Tutto cambia perché nulla cambi Stampa PDF

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Tutto cambia perché nulla cambi. Sembra un gioco di parole , ma è la realtà in cui viviamo.

Ci hanno regalato un governo di sedicenti tecnici perché avrebbe risolto i guai finanziari dell’Italia, avrebbe fatto tornare la liquidità, avrebbe abbassato lo “spread” con i “bond” ( non James) tedeschi, avrebbe rilanciato la borsa ed avrebbe fermato il declassamento da parte delle società di “rating”.

A parte l’ormai popolare uso di questi termini stranieri, nella cui estraneità sta il segreto della truffa in atto, nonostante l’uso sproporzionato da parte dei media di espressioni elogiative nei confronti di questo governo, nulla è cambiato all’infuori del gravame e fiscale e di spese per la parte meno ricca del nostro popolo.

Infatti l’Italia è sempre nei guai, la liquidità continua a mancare, e non poteva essere diversamente visto che l’obiettivo è sempre quello di rapinare il nostro patrimonio nobile, lo “spread” è sempre fermo a livelli stratosferici, la borsa è sempre deficitaria tranne qualche sussulto periodico, come era nei tempi precedenti questo governo, e le società di “rating” si preparano a nuovi declassamenti. In compenso ci apprestiamo a ricevere con tutti gli onori la Merkel e Sarkozy, che non solo sono stati una delle principali cause di questa crisi e che stanno risolvendo i problemi delle loro banche con i nostri titoli di stato ad elevato rendimento, ma si sono anche permessi di irriderci senza scusarsi della loro scorrettezza.

Se a questo aggiungiamo che la disoccupazione che doveva diminuire è aumentata, che il prodotto interno lordo rimane basso, le attività commerciali medio piccole chiudono in elevate percentuali e che la finanza straniera entra anche nei nostri gruppi pregiati che si sono ricavati spazi prestigiosi in settori di nicchia, ci rendiamo conto che non era di sedicenti tecnici che avevamo bisogno.

Ma non basta: il caso Malinconico, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, costretto già a dimettersi per ragioni di “opportunità”, il fatto che il ministro allo sviluppo economico, Corrado Passera, non abbia escluso la possibilità di candidarsi alle prossime elezioni, la stessa tendenza a considerare Monti come un possibile candidato alla presidenza del consiglio futuro ci dimostrano la contiguità, o meglio la subordinazione, dell’attuale sedicente classe politica a questi professori che sicuramente non rappresentano né il nuovo né la speranza per un futuro migliore.

Ci vuole altro, non ci stancheremo mai di dirlo.

Ci vuole un’autentica classe politica che si smarchi dalle conventicole finanziarie, che non sia ricattabile dalle varie “lobbies”, che sappia trovare la forza, il coraggio e il modo per riprendersi la sovranità monetaria, che nazionalizzi la Banca d’Italia, che costruisca un’autentica unità politica e militare dell’Europa, che chieda sacrifici a breve termine al popolo italiano ma che al contempo sia disposta a rinunciare a tutti i privilegi che l’hanno fatta assurgere al rango di “casta”.

Una nuova classe politica che abbia l’autorità morale per contrastare tutte le caste, da quella dei giornalisti a quella dei magistrati, da quella degli imprenditori a quella dei sindacati, ecc., che abbia capacità di legiferare senza concedere nulla ai gruppi di pressione ma rispondendo esclusivamente alle esigenze ed agli interessi del popolo italiano.

Chi può decidere tutto questo?

Soltanto il popolo! Allora andiamo a votare in modo che domani si possano attribuire responsabilità oggettive: se gli Italiani sceglieranno come propri governanti i banchieri che governano ora, sarà un suicidio; se sceglieranno i soliti vecchi arnesi sarà autolesionismo; se rischierà sulle idee nuove avrà dimostrato coraggio ed avrà coltivato la speranza di uscire dal tunnel.

Io il 4 febbraio scenderò in piazza con La Destra per chiedere le dimissioni di Monti, per spronare la classe politica a togliere la fiducia al governo prima che gli Italiani li rispediscano definitivamente a casa, per andare rapidamente al voto.

Togliere gli alibi è fondamentale e, se il popolo italiano ha la vocazione all’autolesionismo, ben vengano i sedicenti tecnici, io credo invece che c’è un vento nuovo che potrà rapidamente rimettere in sesto questa barca.

Accetto scommesse! … e andiamo al voto, il resto è perdita di tempo.

Adriano Tilgher