Quando avevo
venti anni ero, come la maggior parte delle energie vitali della mia
generazione, impegnato politicamente in modo notevole, posso dire che vivevo
solo per quello. Il motivo di fondo del mio impegno nasceva dalla considerazione
della crisi della società in cui vivevamo e che la crisi era di sistema.
Il sistema
partitocratico nato dalla sconfitta militare europea del 1945 era in crisi di
rappresentatività, di partecipazione, di potere e noi cercavamo nuove forme che
potessero far partecipare i cittadini alla gestione ed alla vita sia politica
che economica della Nazione.
Sono anni
stupendi durante i quali, a destra come a sinistra, iniziano a elaborarsi nuovi
e diversi documenti e proposte politiche; e queste proposte vengono richieste
dalla piazza ed elaborate sul campo.
Poi, per
reprimere quel grande sogno, che stava addirittura portando, a poco più di
venti anni dalla fine del conflitto civile che aveva tragicamente funestato
l’Italia, al superamento delle contrapposizioni antifascismo-anticomunismo,
“qualcuno” diede vita allo stragismo, alla strategia della tensione, che servì
a ricreare gli opposti estremismi e condusse, come via obbligata, al
terrorismo.
Fu così che le
giovani generazioni più vive e più autentiche furono prima criminalizzate e poi
eliminate. Molti persero la vita, tanti passarono lunghi anni in carcere.
I mediocri,
quelli che oggi occupano gli spazi della politica, continuarono a proteggersi
sotto l’ombra nefasta della partitocrazia, chiedendo pene severe per chi si
ribellava ed imparando nel modo peggiore l’arte della corruzione e della
concussione, e facendo squallide carriere all’ombra delle segreterie di partiti
che tramavano nella costruzione e nello sfruttamento delle ore più buie della
nostra storia recente: sono gli anni di piombo.
Poi la sinistra
tentò il recupero di quelle risorse: clamorosi i casi di Piperno, Sofri, Negri,
Boato, D’Elia, ecc., cui mai è stato chiesto di rinnegare le proprie scelte
politiche; la destra invece continuò nell’opera di demonizzazione di coloro che
erano stati utili per consentirne la sopravvivenza, tranne qualche sporadico
caso che, dopo opportune abiure e rinnegamenti, è servito soprattutto a drenare
voti di preferenza. Fini, Alemanno, Gasparri sono stati campioni in materia di
sfruttamento ed abiure.
Oggi, dopo
oltre quaranta anni, la crisi politica è sempre la stressa, anzi, la malattia,
che all’epoca forse sarebbe stata curabile, è diventata incurabile. Il sistema
dei partiti sta palesando tutta la sua farraginosità ed antidemocraticità.
Esiste una
frattura insanabile tra i partiti e i loro seguaci, da una parte, e la gente,
dall’altra, tra la politica ed i partiti, tra la partecipazione e le forme
istituzionali. Da quegli anni, che qualcuno ha definito “formidabili”, nessuno
è stato capace di proporre cambiamenti radicali che ricreassero il contatto e
l’accordo tra la gente e la politica, tra gli elettori e i loro rappresentanti,
tra il popolo e le istituzioni.
Lo spettacolo che
i partiti ed i loro uomini stanno dando in questi giorni rappresenta veramente
la chiusura tombale della stagione dei partiti: Lusi tesoriere della Margherita
che si appropria di tredici milioni di euro dei rimborsi elettorali del suo
partito; Rutelli, che di quel partito era il segretario, non se ne accorge,
come Scaiola non si era accorto che aveva pagato casa metà prezzo; nessuno sa
che fine ha fatto il patrimonio di Alleanza Nazionale, dei DS, dell’Italia dei
Valori di Di Pietro; la Lega che investe soldi del partito in Africa; ma nessuno
si chiede perché dei partiti politici, che dovrebbero essere al servizio dei
cittadini, hanno dei patrimoni così ingenti e soprattutto come se li sono
procurati.
Personalmente
faccio politica da tanti anni e probabilmente sono l’unico, o, nel migliore dei
casi, uno dei pochissimi che in politica ci ha rimesso soldi; anche io ho preso
il rimborso elettorale per le elezioni europee affrontate con Alternativa
Sociale, ma quei soldi non sono stati sufficienti a coprire i debiti contratti
dal mio partito.
Come fanno
costoro ad accumulare enormi patrimoni, per dipiù spendendo cifre da capogiro in propaganda,
convegni, campagne elettorali? C’è da credere che corruzione e concussione
siano gli strumenti attraverso cui si reperiscono fondi per sé stessi e per il
partito: sono questi i veri costi della politica.
Vogliamo
tagliarli veramente questi costi? Non serve ridurre deputati e senatori o
cancellare le provincie, sono i classici pannicelli caldi che tutt’al più
riducono la rappresentatività delle minoranze, dobbiamo tagliare alla radice
recidendo la fonte prima di questi costi: i partiti politici. Serve una grande
riforma istituzionale e costituzionale, che consenta a tutti i cittadini di
raccogliersi attorno ad idee condivise in
occasione delle consultazioni elettorali e che li metta in condizione di poter
esprimere le proprie scelte sia su base territoriale che in base alle funzioni
che svolgono nella vita di ogni giorno, realizzando così una più autentica
partecipazione.
Regolamentare
le campagne elettorali secondo rigidi protocolli operativi ed economici che
determinino la fine del mercimonio dei consensi è un altro elemento di
risparmio di risorse che va abbinato all’utilizzo in modo paritetico da parte
di tutti i candidati degli strumenti di comunicazione di massa a costo zero.
Ci vuole poco a
realizzare una democrazia perfetta senza partiti, basta volerlo e, oggi, gli
Italiani sono pronti. Ci libereremmo così in un solo colpo dei Monti, dei Casini,
dei Bersani, dei Fini, dei Pisanu…
Adriano Tilgher