CLICCA PER SCARICARE

CLICCA PER SCARICARE

Facebook Share

Share on facebook

VERSO IL CONGRESSO (I parte)

Stampa PDF
AddThis Social Bookmark Button
Iniziamo un dibattito serio e sereno su cosa vorremmo da questo II Congresso de “La Destra” che si svolgerà a Torino nel prossimo Novembre.

Intanto dobbiamo premettere che il Congresso capita in un momento particolarmente delicato della vita politica nazionale in quanto i partiti politici, anche se di nuova costituzione (PD e PDL), sono in crisi,il bipartitismo è fallito ed il bipolarismo lo sarebbe pure, se non fosse tenuto in piedi da delle leggi elettorali inique che tendono a tenere fuori dalle istituzioni minoranze anche qualificate. La gente ormai si sente lontana anni luce dai politici che sono ritenuti, a ragione, una casta di profittatori che fanno politica solo per campare ed anche bene. La politica ormai è ridotta a mercato dove le lobbies, i poteri forti, i grandi usurai nazionali ed internazionali ed i grandi burocrati, cioè i vincitori dell’ultima guerra mondiale, la fanno da padrone.

Proprio questa classe politica imbelle ed asservita non può affrontare la grave crisi economica, politica, sociale, etica e culturale, dovuta all’aver lasciato la gestione della cosa pubblica a economisti e la cura dei rapporti interpersonali alle leggi di mercato. C’è bisogno di una classe politica nuova, dalla forte preparazione culturale e dalla consistente capacità etica, che sappia resistere alle lusinghe dei banchieri, dei petrolieri e dei vari lobbisti, ma che sappia soprattutto avere una visione del mondo nuova e disancorata dalla odierna mentalità materialista e relativista.

Per uscire dalla crisi c’è bisogno di chi sappia disegnare corretti rapporti sociali, impostati sulle pari opportunità, di chi abbia una nuova concezione del lavoro differente da quella liberista che concepisce il lavoro solo come costo di produzione, di chi ponga la cultura come caposaldo di una sana concezione statale,di chi abbia il coraggio di utilizzare la forza del popolo per opporsi alle prepotenze di chi detiene le risorse, in un quadro di autentica partecipazione.

E’ chiaro che, alla luce anche dei modesti risultati da noi conseguiti, della non chiara percepibilità della nostra funzione, sarà compito di questo Congresso identificare i modi ed i termini della nostra azione politica.

Per meglio spiegarci e per iniziare un proficuo dibattito dobbiamo prima di tutto fra di noi chiarirci se siamo la destra del centro destra o siamo un partito identitario che si allea con il centro destra per tentare di impedire al centrosinistra, espressione del turbo capitalismo finanziario e del capitalismo di origine marxista, di vincere.

Dobbiamo decidere se vogliamo ricostruire una “Alleanza Nazionale”, che già con la sua costituzione di Fiuggi aveva valicato il Rubicone della socialità per giungere nel campo liberista o vogliamo dare vita e vigore ad un movimento nuovo e diverso che sappia dare spazio e forza alle istanze che nascono dal ventre profondo della nostra nazione, che si vede costretta ad affidarsi a guitti e magistrati che sono quanto di più antipolitico si possa immaginare.

Dobbiamo continuare a tenere nascoste le nostre prerogative per non disturbare i potenti o dobbiamo potenziare le differenze per portare nella necessaria coalizione un poderoso valore aggiunto?

Temi grossi, importanti, che possono marcare la differenza tra ciò che siamo stati per rimanere a galla e ciò che dobbiamo diventare per il bene d’Italia.

Prima di iniziare, però, è essenziale capire che i rancori, le invidie, i risentimenti personali in politica non possono avere cittadinanza. Possiamo e dobbiamo confrontarci e, se necessario, anche scontrarci sempre nel rispetto e nella presunzione di buona fede dell’altro.

Bisogna però stabilire dei paletti che fanno parte delle ragioni profonde per cui stiamo insieme e che sono prepolititici.

1. La cultura è elemento primario per la cura dei rapporti tra gli uomini; solo da una solida cultura può venir fuori l’esempio ed il radicamento dei valori essenziali dell’umanità, quali l’onestà, la lealtà, la solidarietà, il coraggio. Di conseguenza l’etica deve diventare elemento pregnante delle istituzioni,dei rapporti tra gli uomini, per una sana convivenza sociale, e delle relazioni commerciali.

2. La centralità dell’uomo e della sua capacità creativa va riaffermata e di conseguenza dobbiamo rivendicare e tutelare la libertà personale nel contesto equilibrato delle libertà comunitarie.

3. Rivendichiamo la supremazia della politica sull’economia.

4. La giustizia nel suo significato più profondo ha un senso se tiene conto delle differenze.

5. Dobbiamo reintrodurre il rispetto della diversità per il conseguimento dell’unità di Destino di un popolo.

6. L’autorità va considerata come servizio e non come privilegio.

7. La solidarietà è il cemento di una comunità.

8. La Nazione va identificata come momento unificante delle diverse specificità culturali della penisola, vero motivo di orgoglio per l’unicità e vastità del patrimonio culturale di cui noi, come Italiani, siamo gli unici ed incontrastati eredi e da cui si devono trarre i presupposti per una reale unità politica dell’Europa, che possa diventare, da una parte, faro e riferimento per le nazioni del terzo e quarto mondo, dall’altra barriera economica e sociale all’imperialismo cinese, che si sta manifestando anche in Africa.

9. Il lavoro va rivalutato considerandone l’alta funzione sociale come elemento essenziale per la dignità di un uomo, per la crescita di un famiglia, per il potenziamento della comunità nazionale.

10. La partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, politica, lavorativa e civile è elemento fondamentale per la crescita di una civiltà, attraverso l’interesse diretto che crea consapevolezza della propria funzione storica e permette la creazione di un autentico stato sociale.

Sono questi gli unici elementi che costituiscono il comune denominatore nel quale riconoscerci per stare insieme anche nella diversità, paletti entro i quali ci si può confrontare utilizzando lo stile fondamentale per chi dice di rifarsi ai valori perenni dell’umanità.

Adriano Tilgher