| 22 Agosto 2011
Bologna, 2 agosto 1980: un’immane tragedia per le decine di morti, che una mano criminale ha voluto colpire, per i tanti feriti che ancora oggi portano sulla pelle i segni di quell’orrendo crimine, per i familiari che hanno dovuto sopportare un grande dolore, per l’Italia tutta che non ha saputo reagire.
Tragedia immensa per i tanti innocenti che una magistratura pilotata ed una stampa “velinara” coinvolsero in un’inchiesta che marchierà per sempre le loro vite future. Dal primo momento fu chiaro al mondo intero che il colpevole era predestinato: i fascisti.
Iniziò la caccia alle streghe, le inchieste si susseguivano alle inchieste, i servizi segreti la facevano da padroni ed alcuni magistrati, stupidi o in malafede, eseguivano senza un minimo senso di obiettività gli ordini che provenivano o dai servizi o dal partito comunista e che potevano essere utili alla loro carriera.
Avvenne di tutto in quella procura: magistrati inquisiti, altri destituiti, lotte intestine e tutto su un cumulo di innocenti detenuti e perseguitati per una sola colpa: essere ritenuti, a torto o a ragione, fascisti (su questi temi a breve pubblicheremo un istruttivo dossier).
Furono tanti i galantuomini che videro le loro vite stroncate per la vergogna che provarono nel vedere il loro nome inserito in un’inchiesta per un fatto così ignobile e terribile; cito fra tutti la nobile figura di uno dei più grandi penalisti di tutti i tempi l’avvocato Nicola Madia, un integerrimo galantuomo, la cui unica colpa fu quella di voler difendere da un’inchiesta così forzata.
L’unica ragione per cui alcuni di noi seppero resistere all’enorme peso morale di una così grave accusa fu la volontà di difendere un mondo; e mentre noi ci sforzavamo di dimostrare che chi è fascista, e quindi vive secondo onestà, lealtà e coraggio, non può commettere imprese tanto ignobili, altri chiedevano per noi la doppia pena di morte.
Cossiga, che all’epoca era ministro degli interni, non attese 24 ore per dire che la strage era fascista, poi negli anni, da Presidente della Repubblica, ebbe il coraggio di dire che si era sbagliato e chiese scusa, solo che la chiese alla persona sbagliata, cioè proprio a quella persona che aveva chiesto la doppia pena di morte per chi, da detenuto, lottava per dimostrare l’assurdità di attribuire lo stragismo al fascismo.
Le cose ignobili che uomini dello stato compirono in quegli anni per attribuire le stragi ai fascisti, furono innumerevoli, dalle esecuzioni di stato, come nei casi di Pierluigi Pagliai e di Carmelo Palladino, ai depistaggi, come quello che ha portato alla condanna definitiva di alti ufficiali dei carabinieri; dai membri del governo che finanziano operazioni di intossicazione, come Spadolini per l’operazione Ciolini, ai magistrati che organizzano evasioni.
L’elenco sarebbe lungo e forse un giorno varrà la pena scrivere tutte queste verità scomode per chi ha gestito il potere: addirittura si sono inventati la favoletta dei servizi deviati, fingendo di non sapere, come il caso Abu Oman ha confermato, che, per la guerra persa nel 1945, l’Italia è una nazione a sovranità limitata ed i nostri servizi prendono ordini da quelli USA e da quelli israeliani.
Adesso scoprono una pista legata al terrorismo internazionale di marca comunista, mentre all’epoca, quando qualcuno, con coraggio, denunciava alcuni gravissimi fatti legati a cellule comuniste nostrane sicuramente collegate alle cellule internazionali, lo arrestavano e tenevano segregato (vedi il coraggioso avv. Basile).
Pista che il mio avvocato ed amico, l’ottimo Vittorio Marotti, aveva più volte sollecitato con valutazioni politiche e situazioni di fatto che già all’epoca erano evidenti.
Ora vedremo se la riapertura di questa nuova inchiesta sarà insabbiata, per interessi di casta o potrà finalmente avere il suo corso.
Ma perché oggi è possibile indagare su cose che già ieri erano conosciute? Perché oggi si dà per certo che l’aereo precipitato ad Ustica è stato abbattuto dai mirage francesi? Perché oggi si possono tirare fuori verità che fino a ieri erano dei tabù intoccabili? Forse perché la crisi finanziaria, tra i pochi effetti positivi che sta dando, sta rompendo le complicità di potere che ci hanno impedito di esercitare appieno la nostra sovranità sia nel campo delle indagini, sia nel campo della prevenzione e del controllo del territorio?
Spero, e qui chiudo per il momento, che anche questo fatto nuovo, insieme alle dichiarazioni della moglie e del figlio dell’unico testimone di accusa, contribuisca ad ottenere la riapertura del processo per Ciavardini, Mambro e Fioravanti che un tribunale, poco attento e forse suggestionato da certa stampa compiacente, ha condannato non tenendo conto del fatto che proprio loro erano stati vittime di un ben costruito depistaggio, organizzato dai servizi segreti militari, addirittura prima della strage stessa.
Potrebbe essere proprio la firma dell’attentato, ma questa è un’altra storia.
Tragedia immensa per i tanti innocenti che una magistratura pilotata ed una stampa “velinara” coinvolsero in un’inchiesta che marchierà per sempre le loro vite future. Dal primo momento fu chiaro al mondo intero che il colpevole era predestinato: i fascisti.
Iniziò la caccia alle streghe, le inchieste si susseguivano alle inchieste, i servizi segreti la facevano da padroni ed alcuni magistrati, stupidi o in malafede, eseguivano senza un minimo senso di obiettività gli ordini che provenivano o dai servizi o dal partito comunista e che potevano essere utili alla loro carriera.
Avvenne di tutto in quella procura: magistrati inquisiti, altri destituiti, lotte intestine e tutto su un cumulo di innocenti detenuti e perseguitati per una sola colpa: essere ritenuti, a torto o a ragione, fascisti (su questi temi a breve pubblicheremo un istruttivo dossier).
Furono tanti i galantuomini che videro le loro vite stroncate per la vergogna che provarono nel vedere il loro nome inserito in un’inchiesta per un fatto così ignobile e terribile; cito fra tutti la nobile figura di uno dei più grandi penalisti di tutti i tempi l’avvocato Nicola Madia, un integerrimo galantuomo, la cui unica colpa fu quella di voler difendere da un’inchiesta così forzata.
L’unica ragione per cui alcuni di noi seppero resistere all’enorme peso morale di una così grave accusa fu la volontà di difendere un mondo; e mentre noi ci sforzavamo di dimostrare che chi è fascista, e quindi vive secondo onestà, lealtà e coraggio, non può commettere imprese tanto ignobili, altri chiedevano per noi la doppia pena di morte.
Cossiga, che all’epoca era ministro degli interni, non attese 24 ore per dire che la strage era fascista, poi negli anni, da Presidente della Repubblica, ebbe il coraggio di dire che si era sbagliato e chiese scusa, solo che la chiese alla persona sbagliata, cioè proprio a quella persona che aveva chiesto la doppia pena di morte per chi, da detenuto, lottava per dimostrare l’assurdità di attribuire lo stragismo al fascismo.
Le cose ignobili che uomini dello stato compirono in quegli anni per attribuire le stragi ai fascisti, furono innumerevoli, dalle esecuzioni di stato, come nei casi di Pierluigi Pagliai e di Carmelo Palladino, ai depistaggi, come quello che ha portato alla condanna definitiva di alti ufficiali dei carabinieri; dai membri del governo che finanziano operazioni di intossicazione, come Spadolini per l’operazione Ciolini, ai magistrati che organizzano evasioni.
L’elenco sarebbe lungo e forse un giorno varrà la pena scrivere tutte queste verità scomode per chi ha gestito il potere: addirittura si sono inventati la favoletta dei servizi deviati, fingendo di non sapere, come il caso Abu Oman ha confermato, che, per la guerra persa nel 1945, l’Italia è una nazione a sovranità limitata ed i nostri servizi prendono ordini da quelli USA e da quelli israeliani.
Adesso scoprono una pista legata al terrorismo internazionale di marca comunista, mentre all’epoca, quando qualcuno, con coraggio, denunciava alcuni gravissimi fatti legati a cellule comuniste nostrane sicuramente collegate alle cellule internazionali, lo arrestavano e tenevano segregato (vedi il coraggioso avv. Basile).
Pista che il mio avvocato ed amico, l’ottimo Vittorio Marotti, aveva più volte sollecitato con valutazioni politiche e situazioni di fatto che già all’epoca erano evidenti.
Ora vedremo se la riapertura di questa nuova inchiesta sarà insabbiata, per interessi di casta o potrà finalmente avere il suo corso.
Ma perché oggi è possibile indagare su cose che già ieri erano conosciute? Perché oggi si dà per certo che l’aereo precipitato ad Ustica è stato abbattuto dai mirage francesi? Perché oggi si possono tirare fuori verità che fino a ieri erano dei tabù intoccabili? Forse perché la crisi finanziaria, tra i pochi effetti positivi che sta dando, sta rompendo le complicità di potere che ci hanno impedito di esercitare appieno la nostra sovranità sia nel campo delle indagini, sia nel campo della prevenzione e del controllo del territorio?
Spero, e qui chiudo per il momento, che anche questo fatto nuovo, insieme alle dichiarazioni della moglie e del figlio dell’unico testimone di accusa, contribuisca ad ottenere la riapertura del processo per Ciavardini, Mambro e Fioravanti che un tribunale, poco attento e forse suggestionato da certa stampa compiacente, ha condannato non tenendo conto del fatto che proprio loro erano stati vittime di un ben costruito depistaggio, organizzato dai servizi segreti militari, addirittura prima della strage stessa.
Potrebbe essere proprio la firma dell’attentato, ma questa è un’altra storia.
Adriano Tilgher









